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Adozione Percorsi

 

La fase della nascita della famiglia adottiva:
dall’incontro con il bambino, all’inserimento nel nuovo contesto di vita


Le tappe

  • Accogliere il bambino nel momento dell'incontro; riconoscere e accettare le peculiarità del bambino rispetto al suo comportamento, le caratteristiche somatiche, culturali, in modo da favorire il processo di attaccamento genitori -figli adottivi;
  • Riconoscere e valorizzare il ruolo genitoriale del patner e sostenerlo nel percorso di assunzione della responsabilità genitoriale soprattutto nel caso di Stress Post Adottivo e/o Depressione Post adottiva
  • Rispondere ai bisogni e alle esigenze del bambino nella fase dell'incontro e della conoscenza dei genitori adottivi riconoscendo la complessità che implica la separazione dal luogo in cui ha vissuto;
  • Accompagnare e sostenere il bambino nel percorso di conoscenza della famiglia allargata e di inserimento nel contesto sociale ( scuola, amici, tempo libero)
  • Integrare le diverse storie familiari (Cigoli, 1998) legate all’origine, al caratteristiche somatiche, alla cultura, all’etnia e al comportamento in modo da favorire il percorso di individuazione del bambino e di costruzione dell’identità della famiglia.
  • Raccontare l'adozione per riconoscere la storia di ciascuno ed integrare passato e presente del bambino e dei genitori come esperienza fondante della genitorialità e della filiazione adottiva.



Accogliere il bambino nel momento dell'incontro; riconoscere e accettare le peculiarità del bambino rispetto al suo comportamento, le caratteristiche somatiche, culturali, in modo da favorire il processo di attaccamento genitori -figli adottivi; L''incontro tra i genitori e il bambino è uno dei momenti principali del ciclo di vita della famiglia adottiva e segna il passaggio tra la fase di preparazione e quella di nascita della famiglia adottiva. L'accoglienza del bambino è un evento molto importante per la possibilità di costruire una relazione genitori figli adottivi basata sulla conoscenza e scoperta reciproca. L'età del bambino, le abitudini acquisite, le esperienze di separazione richiedono spazi d’attenzione per la costruzione della relazione genitori-figli sin dai primi momenti basata sull'accoglienza reciproca e sul riconoscimento delle potenzialità di tutti i componenti della famiglia adottiva: la coppia come padre e madre, il bambino come figlio. I genitori sono chiamati a sviluppare una relazione di protezione, accudimento, affetto verso il bambino nonostante l'assenza di conoscenza e le percezioni di distanza, paura e ansia che è possibile provare.

Riconoscere e valorizzare il ruolo genitoriale del partner e sostenerlo nel percorso di assunzione della responsabilità genitoriale. Sul piano dei rapporti di coppia la nascita adottiva modifica il sistema coniugale per far spazio al bambino o ai bambini. I partner sono chiamati a superare un livello di relazione centrato esclusivamente sui propri interessi, desideri e bisogni per creare lo spazio affettivo ed organizzativo necessario per accogliere un'altra persona. La coppia assume il ruolo genitoriale che prevede la capacità di prestare attenzione, capire e rispondere ai bisogni, alle esigenze, alle aspettative del bambino e di assumere le responsabilità legate a questa nuova dimensione. Tutto ciò non influisce soltanto sui ruoli, sulle relazioni, sulle dinamiche relazionali interne ad una famiglia, ma anche sull'immagine che ogni membro ha di sé e su quella che l'altro assume nei confronti di quest'ultimo. La coppia inizia ad agire il ruolo paterno e materno nei riguardi del bambino: i genitori si prendono cura di lui e in questo modo favoriscono la costruzione del legame genitoriale e filiale. Questo momento è un passaggio importante per la coppia e per la famiglia adottiva. L'incapacità di rispondere alla nuova situazione può causare una situazione di stallo, in cui un membro della famiglia può sentirsi non accettato, o non adeguato al contesto. La coppia, di fronte a un cambiamento, può respingere gli elementi innovativi per mantenere l'equilibrio precedentemente acquisito oppure può accettare l'instabilità che deriva da questa transizione e sperimentare la relazione genitoriale a fianco di quella coniugale.  L'incontro è un momento di stress che può provocare una situazione vera e propria di Stress Post Adottivo  o di Depressione Post Adottiva.  La capacità della coppia  di leggere questo disagio come momento transitorio della vita famigliare  di farsi aiutare dagli operatori che si occupano di Post Adozione, consente di  mettersi in un cammino per riattivare la percezione di "essere in grado"  di svolgere il ruolo genitoriale, primo elemento compromesso in questa situazione. (cfr nel sito  New) 


Rispondere ai bisogni e alle esigenze del bambino nella fase dell'incontro e della conoscenza dei genitori adottivi riconoscendo la complessità che implica la separazione dal luogo in cui ha vissuto; Per il bambino, il momento dell’incontro è una situazione di cambiamento totale, che richiede del tempo per essere compresa e accettata. È il tempo che serve per lasciare un luogo familiare, per separarsi dai soggetti che sino a quel momento si sono presi cura di lui, anche se in modo inadeguato. Il primo compito dei genitori è di rispettare il tempo del bambino per conoscerli e riconoscerli come genitori. Questo momento è importante perchè i genitori possono iniziare a osservare e capire il loro bambino nel luogo in cui ha vissuto sino a quel momento e capire le caratteristiche, le esigenze, gli atteggiamenti. Rispondere ai bisogno del bambino nel momento dell'incontro significa evitare un cambiamento repentino in assenza di punti di riferimento, ossia senza che egli abbia stabilito una minima relazione di conoscenza con le persone che si prenderanno cura di lui. Un incontro dalla parte del bambino è un incontro che permette di conoscere prima i genitori e poi il loro ambiente di vita. Il graduale distacco del bambino dal contesto in cui ha vissuto sino a quel momento e la proposta graduale dei genitori adottivi favoriscono in primo luogo la creazione di un legame di attaccamento che segue il percorso naturale della conoscenza e successivamente della fiducia reciproca; in secondo luogo, facilitano una separazione elaborata ed accettata da parte del bambino e un adattamento graduale alla nuova situazione di vita. Il bambino, per vivere serenamente il distacco dall'ambiente noto, ha bisogno di conoscere le persone con cui condividerà il proprio futuro; è indispensabile quindi che i genitori e gli operatori si attivino per realizzare questo processo, che sarà diverso per lunghezza e intensità secondo l’età del bambino.
Accompagnare e sostenere il bambino nel percorso di conoscenza della famiglia allargata e di inserimento nel contesto sociale ( scuola, amici, tempo libero). La costruzione del legame famigliare ha come momento importante la conoscenza della famiglia allargata e la possibilità di stabilire legami con i nonni e gli zii. Il rapporto con la famiglia allargata è importante nella costruzione della percezione di appartenenza ad un gruppo famigliare, oltre alla possibilità di incontro, confronto, affetto che consente la vicinanza relazionale ed affettiva. Un altro aspetto fondamentale è la possibilità di frequentare ambienti sociali “ facilitanti” nella costruzione delle relazioni d'amicizia del bambino. Ne sono un esempio i gruppi di amicizia dei genitori: la possibilità da parte dei genitori di frequentare gruppi sociali con figli di un'età vicina al proprio bambino, rappresenta sicuramente la possibilità di avere punti di riferimento relazionali facilitanti per il proprio figlio.

Riconoscere, accogliere e valorizzare le diversità di cui ogni soggetto della famiglia è portatore ( bambino, mamma e papà). Le diversità di origine che comportano caratteristiche somatiche diverse, cultura, etnia e comportamento specifici se riconosciuti e valorizzati diventano un'occasione per favorire il percorso di individuazione del bambino e di costruzione dell’identità della famiglia. Di contro, la paura che una coppia può vivere di fronte alle diversità può ostacolare e rendere complesso il percorso di attaccamento reciproco e della costruzione del legame genitore – figli. Essere famiglia significa accettarsi, accogliersi e sostenersi nelle somiglianze e nelle differenze. L'integrazione delle caratteristiche dei componenti della famiglia che derivano dalle diverse storie familiari diventa l’elemento principale attorno a cui ruota il processo di identità del bambino e della famiglia. La famiglia adottiva nasce dall’incontro di persone che avevano un legame affettivo precedente a quello adottivo, che presuppone per entrambi una specifica appartenenza familiare, sociale e culturale. Il processo di costruzione dell’identità personale e familiare è mediato dalla capacità dei genitori di accogliere la storia familiare passata, di accettare l'origine diversa e di permettere al bambino, qualunque sia la sua età, di elaborare la separazione e la perdita delle precedenti figure di riferimento e di ricostruire la propria storia. L'origine diversa è l’elemento costitutivo dell’esperienza relazione della famiglia adottiva in ogni momento del suo percorso di crescita e si realizza, grazie alla capacità dei soggetti di accogliere e riconoscere le diversità culturali, sociali, etniche, somatiche di cui ciascuno è portatore. La famiglia adottiva affronta, da questo momento in poi, le seguenti tappe che si presentano in modo trasversale e continuo lungo il percorso di vita della famiglia. L'adozione, infatti, è un’esperienza relazionale che integra un numero ampio di diversità che rappresentano le aree attorno a cui si costruisce l'identità del bambino e della famiglia adottiva: la diversità di origine, di comportamento, somatica, etnica e culturale. I livelli di diversità, in funzione della tipologia di adozione nazionale o internazionale, possono essere più o meno ampi: si parte da una differenza minima – caratterizzata dall'origine biologica e da una precedente appartenenza familiare, anch'essa più o meno consistente in relazione al tempo di permanenza – a livelli sempre maggiori, tra cui la differenza somatica, etnica, culturale. Il genitore, di fronte a queste dimensioni, può negare le differenze sforzandosi di rendere il più possibile simile a sé e alla propria famiglia il bambino, può accettarle permettendogli di esprimere la diversità di cui è portatore o può insistervi in modo da rimarcare l'evento adottivo e l'assenza di un'appartenenza biologica alla famiglia. La capacità di affrontare la diversità che il figlio esprime può essere ostacolato dalla paura del genitore di essere abbandonato dal bambino, di farlo soffrire nel momento della presentazione della sua storia e dell'origine biologica. Il compito dei genitori adottivi, rispetto a questi aspetti, è quello di favorire il processo di confronto ed integrazione delle differenze, è possibile anche individuare per ogni grado di diversità un obiettivo di sviluppo specifico. La diversità di origine è il presupposto della relazione adottiva. Il bambino e i genitori s’incontrano e formano una famiglia nonostante le loro origini siano distinte e separate. L'origine biologica presuppone un'altra appartenenza familiare, una storia che è iniziata all’interno di un'altra famiglia. Il bambino e la famiglia s’incontrano e incrociano una doppia appartenenza che può generare rapporti diversi, in funzione di come viene accolta ed elaborata. Il compito dei genitori è di riconoscere e accettare la precedente appartenenza, in modo da consentire che il bambino possa essere il testimone della storia familiare della famiglia, nonostante l' origine diversa. La capacità del genitore di valorizzare l'origine biologica come elemento che ha permesso la formazione del legame adottivo è un modo per permettere al bambino di collegare il passato al presente e di riconciliarsi verso le figure che hanno agito l'abbandono. Se invece i genitori nutrono disprezzo nei confronti di quelli biologici, possono condurre il bambino a rifiutare le sue origini. Le differenze di comportamento e di personalità sono un elemento di continuità con la famiglia biologica. È un aspetto da non sottovalutare nell’ambito della percezione delle somiglianze e differenze tra individui ed in particolare nel momento del primo incontro e dello sviluppo della relazione genitori-figli. Il comportamento del bambino è immediatamente osservato dai genitori e valutato secondo gli schemi d’interpretazione ammessi nel contesto sociale in cui vivono. Ogni bambino esprime una propria personalità che si evidenzia nelle modalità di entrare in relazione con gli altri e influisce nella formazione dell'immagine di sé. Di solito, entra in famiglia con una rappresentazione di sé contraddittoria, ambigua o confusa a causa della scarsa attenzione che ha ricevuto nei primi anni di vita. È frequente che si rappresenti come svantaggiato, rifiutato, cattivo, brutto. Compito della famiglia adottiva è quello di riconoscere e favorire l'espressione delle caratteristiche e specificità di ogni bambino, in modo da sostenere il percorso di individuazione e lo sviluppo di un'immagine di sé positiva. Due momenti di particolare importanza riguardo a questo processo sono l'incontro e l'inserimento in famiglia: in queste occasioni, il confronto tra l'immagine ideale e quella reale del bambino può portare sino a comportamenti estremi di rifiuto di alcuni aspetti del suo comportamento. La differenza somatica è una caratteristica su cui si confronta la famiglia adottiva sia nell'adozione nazionale e internazionale: la diversità nei tratti fisici è sempre presente, anche se in misura diversa. Le relazioni genitori-figli si sviluppano a partire dal confronto di somiglianze e differenze e influiscono sul percorso di costruzione dell'immagine di sé. Il compito evolutivo della famiglia è di accogliere e valorizzare le differenze somatiche come espressione delle caratteristiche personali e sostenere il bambino nel processo di acquisizione dello schema corporeo e di ricostruzione di un'immagine di sé positiva, nonostante la percezione di differenza che questi rileva nell’interazione con il genitore e con il mondo circostante. Le capacità del genitore di valorizzare ed apprezzare le caratteristiche specifiche del bambino permettono la creazione di uno spazio di somiglianza tra i diversi membri. La differenza etnica rappresenta l'insieme delle caratteristiche somatiche, culturali e linguistiche di un popolo. Queste differenze costituiscono l'immagine che il soggetto ha della propria persona come membro di un popolo. Tale rappresentazione si forma nei primi anni di vita ed è compiuta intorno al quarto anno. Il bambino adottato, soprattutto tramite adozione internazionale, è inserito in un contesto sociale diverso ed incontra un altro popolo con caratteristiche precise. Il compito della famiglia è di permettere il mantenimento della propria identità etnica e nello stesso tempo di sviluppare quella d’appartenenza dei genitori. Il passaggio successivo vede il figlio impegnato nel riconoscimento di sé come membro di un popolo, a fianco del riconoscimento di sé come figlio adottivo di una famiglia di una particolare nazionalità, presupposto essenziale per sviluppare un’identità multietnica. La differenza culturale è l'insieme dei comportamenti, delle tradizioni, degli usi e costumi caratteristici di un gruppo sociale o di un gruppo etnico. Si esprime e si osserva dai comportamenti di una persona in relazione alle sue abitudini sul cibo, ai ritmi di vita, al modo di considerare l'uomo e la donna, il rapporto adulti-bambini, la pulizia ecc. Il compito della famiglia adottiva è quello di favorire il mantenimento degli usi e costumi della propria cultura e d’integrarle con quello della famiglia adottiva. A volte, i genitori pretendono dal bambino un comportamento in linea con la cultura del paese accogliente; in questo modo, il bambino avverte la richiesta implicita di rinunciare alla propria cultura e con essa al proprio passato.
Raccontare l'adozione per riconoscere la storia di ciascuno ed integrare passato e presente del bambino e dei genitori come esperienza fondante della genitorialità e della filiazione adottiva. Nella relazione con il bambino, ciò si realizza attraverso il sostegno nel percorso di ricostruzione della storia adottiva dal momento dell'abbandono all'evento adozione. Il processo d’individuazione avviene nel momento in cui le diverse esperienze vengono comprese, riconosciute ed elaborate. L’origine biologica e i ricordi sull’ambiente familiare o sociale sono gli elementi che devono essere considerati per ricostruire ed accettare gli aspetti centrali della propria vita. Questo processo si compie in ogni fase dello sviluppo del bambino e successivamente del ragazzo e del giovane adulto. La capacità dei genitori di presentare nei diversi momenti la storia del figlio e di accettarne i dubbi e gli interrogativi sono elementi che incidono sullo sviluppo positivo delle relazioni familiari e dell’autostima del ragazzo. Il bambino adottato può acquisire un’identità sicura soltanto se è in grado di riconoscere la doppia appartenenza e di dare un senso al proprio abbandono e al percorso adottivo. In questo processo, il ruolo del genitore adottivo è prioritario: la capacità di accettare e stimolare il recupero degli eventi è un modo di dimostrare al bambino che non si teme né il passato né le caratteristiche somatiche e culturali che lo ricordano. Questo atteggiamento si presenta come una posizione di equilibrio tra due comportamenti che si possono agire nel momento della comunicazione della storia adottiva, rappresentati rispettivamente dall’angoscia di rilevazione e dalla congiura del silenzio. L'ansia relativa all'adozione è così intensa che i genitori mettono in atto comportamenti orientati ad evitare che il figlio conosca l'origine o a presentare in ogni occasione la differenza, con l'obiettivo di ribadire l'estraneità familiare. Il genitore, anziché sostenere il bambino nel percorso di ricongiungimento del passato e del presente adottivo e nella costruzione di un'immagine di sé diversa, stimola la costruzione di un falso Sé . Questo trova una conferma qualora i genitori considerino l’adozione un segreto familiare. Il passato del bambino conferma la storia della coppia, ricorda che il bambino "non è sangue del suo sangue", ma frutto di un progetto generativo diverso da quello naturale. Il bambino che percepisce la vergogna delle persone che si prendono cura di lui nel dichiarare la genitorialità sociale può iniziare a vivere in modo contraddittorio l’appartenenza adottiva e a valutarla secondo la percezione dei genitori. La relazione con i genitori biologici riaffiora sul piano simbolico sotto forma di coloro che lo hanno permesso l’adozione o come coloro che lo possono salvare da questa situazione. Queste immagini esprimono il conflitto del bambino rispetto alla propria storia e alle esperienze che la formano. L’abbandono diventa un evento inspiegabile, di cui vergognarsi, e la percezione di abbandono e rifiuto riaffiora con tutta l’intensità che aveva caratterizzato quei momenti. La capacità dei genitori di permettere il ricordo, di ascoltare le esperienze vissute ed esprimere i sentimenti e le emozioni collegate è il modo per favorire l'elaborazione della separazione e dell'abbandono. In questo caso, assumono la funzione di sostegno e accompagnamento, ossia permettono l'esplorazione del passato e l'espressione dei sentimenti provati. Raccontare l'adozione e ricostruire il percorso adottivo significa anche affrontare il tema dell'abbandono e quindi sostenere il bambino nel percorso di elaborazione della separazione e perdita dei genitori, un percorso che dura tutta l’infanzia e si presenta, in età adulta, nei momenti più significativi della vita di un uomo/donna (nascita di un figlio, morte di un genitore). Il riconoscimento affettivo di sé, rispettivamente, come genitori e figli è fortemente influenzato dal modo in cui i soggetti protagonisti di questa vicenda hanno elaborato gli eventi traumatici vissuti prima dell’incontro: per il bambino, il processo di elaborazione della propria storia d’abbandono e per i genitori la separazione dal progetto genitoriale biologico e dall'immagine ideale di bambino. Questo processo non è quindi rivolto solo al bambino: l'elaborazione della storia avviene in modo congiunto tra genitori e bambino. Anche la coppia condivide il proprio passato con il figlio e racconta il percorso dell'adozione, con i vissuti e le emozioni provate.

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