Adottare un bambino grande: la valutazione della propria disponibilità

di Loredana Paradiso

 

Adottare un  bambino   grande o un  preadolescente o addirittura adolescente è una scelta  che richiede un'attenta riflessione da parte della coppia proprio per la complessità che la relazione genitori -figli presenta nel percorso di accompagnamento verso l'età adulta. Generalmente una coppia che  dà la propria disponibilità per un bambino grande è una coppia che ha  compiuto un lungo percorso  di crescita ed elaborazione in cui,   dopo il desiderio del proprio figlio biologico,  si è orientata verso l'adozione, prima di    un bambino  piccolo ed infine -  soprattutto  a fronte   dei   tempi necessari e alla valutazione delle scarse   probabilità di portare a termine il progetto o  delle difficoltà che potrebbero essserci ad avere un'età di differenza elevata tra genitori e figli - ha iniziato a valutare l'ipotesi di adottare un bambino più grande. Altre  volte, il percorso di riflessione sull'adozione,   ha condotto  la coppia ad approfondire la situazione dei bambini “grandi” in stato di adottabilità in istituto.  Si sono resi conto che questi ragazzi   hanno alle spalle storie di abbandono profonde in famiglia,  ma anche nelle istituzioni o   da parte delle persone che si sono prese cura di loro,  dopo i genitori o i parenti prossimi o lontani. In alcuni casi hanno  subito  numerose separazioni anche da parte del personale educativo degli istituti per l'avvicendarsi degli educatori o anche per la leggerezza  con cui sono  gestionei.  
E' chiaro che le motivazioni della coppia in questi due casi sono molto diverse: nel primo prevale l'esigenza  privata della coppia di accorciare i tempi, di avere una risposta al proprio progetto,  di trovare le condizioni migliori  ( per esempio la differenza di età) per iniziare il percorso adottivo,  nel secondo caso,   emerge l'attenzione per la realtà del bambino e la scelta è orientata al ragazzo, alla volontà di offrirgli  un'opportunità di vita     che  non avrebbe  avuto se fosse rimasto  in istituto sino alla maggiore età. A volte la coppia che si avvicina all'adozione di un bambino grande inizia a riflettere sulle motivazioni più personali, per poi  avvicinarsi al  mondo  vissuto dai bambini più grandi in istituto e scegliere di aprirsi a questo progetto.  Questo  non per  “colpevolizzare” le  motivazioni più “ privatistiche e personali” che nell'adozione frequentemente sono il punto di partenza, ma per rendersi conto che proprio il percorso di elaborazione della scelta adottiva porta la coppia a capire la dimensione sociale dell'adozione e il punto di vista e i bisogni del bambino o del ragazzo in crescita durante il percorso di preparazione. 

Proprio per questi motivi  la scelta dell'adozione di un bambino grande ha bisogno di una riflessione attenta e scrupolosa. E' necessario conoscere attentamente  gli scenari che potrebbero presentarsi al momento dell'adozione e nel percorso di crescita del ragazzo, in modo da valutare la disponibilità a farsi carico totalmente dei bisogni e delle esigenze psicologiche del ragazzo/a.  Adottare un bambino grande significa farsi carico  di un passato certamente complesso che potrebbe aver  destabilizzato  le capacità     relazionali del ragazzo/a, la capacità di fidarsi degli altri, di stabilire un legame di attaccamento,  di tollerare le frustrazioni. Questo comporta nella quotidianità  un impegno educativo costante volto a supportare il ragazzo in questo delicato percorso.  In particolare l'adozione di un bambino grande è completamente diversa rispetto a quella di un bambino sotto  i dieci anni:  la relazione genitori – figli  si struttura in un momento di sviluppo e cambiamento  fisiologico,  la dimensione  di cura  lascia l'area dei bisogni fisiologici e si gioca sull'area  dei bisogni psicologici – affettivi, sociali, culturali.- la costruzione dei legami e delle relazioni  di affetto  si confronta sempre   con il passato relazionale del ragazzo sia come ricordo vivo, sia come fantasma ovvero timore, paura, incertezza, ansia. Anche la conflittualità genitori -figli, che è un aspetto presente nel percorso di crescita di ogni persona,  ha sfumature diverse che devono essere conosciute per evitare di cogliere di sorpresa i genitori o di interpretarle come un effetto della relazione con loro anziché   come il percorso che il ragazzo compie per crescere e affermarsi e verificare il legame.  
Ancora una volta, è importante sottolineare che  per adottare un bambino,  un preadolescente o adolescente bisogna essere preparati e  consapevoli di quello a cui si va incontro in modo da  valutare le proprie risorse e disponibilità nel  cammino   più complesso della  genitorialità, ed in particolare  di quella adottiva, ossia  il passaggio dall'infanzia al mondo degli adulti.
Questo per evitare che i genitori possano arrivare a percepire  di non essere più in grado, di aver sbagliato ad intraprendere l'adozione, di non riuscire a reggere la relazione con il ragazzo  percepita come complessa e faticosa e, soprattutto, di  ipotizzare di abbandonarlo di nuovo. Il tema delle “adozioni fallite” è un aspetto presente nella realtà dell'adozione:   a volte  ha alla base un percorso  superficiale nel momento della scelta adottiva,  altre volte  una situazione di difficoltà vissuta in solitudine,  altre volte l'assenza di un supporto adeguato nel momento in cui il ragazzo/a presenta comportamenti difficili da capire, gestire, orientare.  In questi casi la frustrazione, il dolore,  l'ansia coinvolgono genitori e figli. Proprio per essere capaci di fronte a queste situazioni di riconsocerle, di attribuire loro il significato corretto si ritiene fondamentale  valutare attentamente la scelta adottiva e la propria disponibilità a farsi carico della crescita del ragazzo anche di fronte a difficoltà importanti  e significative. 





LE DOMANDE  PER CAPIRE LA PROPRIA DISPONIBILITA'




Innanzitutto   è impoprtante precisare che la domanda corretta non è “ Saremo in grado di crescere un ragazzo...” bensì “ sono disponibile ad accogliere e accompagnare un ragazzo/a che ha vissuto una storia o più storie di abbandono, nel suo percorso di crescita?”
La domanda centrale non deve essere orientata a valutare le   proprie capacità,  che peraltro saranno valutate durante il percorso di indagine psicosociale,  bensì sulle   disponibilità a sostenerlo nel suo cammino di vita. 
Questo significa concretamente essere disponibili:ad accettare il suo modo d'essere   che a quell'età rappresenta  una  caratteristica di comportamento  ormai stabili; ad accettare e accogliere le sue fatiche di inserimento, soprattutto scolastiche e sociali; a farsi carico delle sue emozioni di tristezza, di dolore,  di paura ma a volte di rabbia, di aggressività; a  sostenerlo nel percorso  di costruzione della fiducia nei rapporti con i coetanei;

a comprendere la sua confusione e il suo disorientamento di fronte  alle sfide del quotidiano e  ai possibili   insuccessi; a  seguirlo nel processo di cambiamento del suo corpo; a calmarlo di fronte a stati di ansia, di incertezza, di paura legati al suo passato, a  tutto ciò che di negativo ha vissuto  che assume una forma di  “richiamo al  proprio destino”; a dargli sicurezza rispetto al presente  sottolineando  che ha  le capacità  per  gestire la quotidianità, e rispetto al futuro   ribadendo che  avrà l'opportunità, come tutti, di  essere quello che desidera, soprattutto perchè voi lo seguirete e lo aiuterete; a dargli fiducia negli adulti, nonostante il suo passato lo porti a pensare che non sia possibile;a trasmettergli la certezza che non sarà abbandonato di nuovo,  nonostante le difficoltà che incontrerà con voi; a contenere la sua rabbia, la sua aggressività che anche se non nasce dalla relazione con voi, può trovare nello spazio famigliare il terreno per sfogarsi; a capirlo nei suoi errori ed accompagnarlo nella loro comprensione;a resistere agli attacchi finalizzati a provare la volontà dei genitori di tenerlo con sé; a evitare di fare un bilancio dell'adozione e soprattutto di quello che si “è dato” rispetto a quello che si è ricevuto in termini di  affetto e riconoscenza.

Per ognuna di queste disponibilità si ritiene fondamentale che la coppia  discuta  approfonditamente,  in modo da evitare una visione idealistica dell'adozione in cui la coppia adottiva  si percepisce in un ruolo “ salvifico” nei confronti del figlio immaginato come  pronto a esternare affetto e a  riconoscere la bontà e la qualità dei genitori. E' importante iniziare a discutere di questo anche per    “sviscerare” le  paure che non sarebbero in grado di reggere e affrontare,  ma anche le aspettative che possono portare la coppia a “chiedere un tornaconto”,  a “fare un bilancio continuo e quotidiano” dell'adozione in funzione del comportamento del ragazzo.   Tutto questo  non per abbandonare la scelta dell'adozione,  ma per avere una chiara consapevolezza del percorso che si sta compiendo.

 

Ottobre 2007

Come citare l'articolo: Paradiso L. (2007), Adottare un bambino grande:  la valutazione della propria disponibilità. www.adozionepercorsi.it

 

 

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