La sterilità un evento che cambia la vita

di Loredana Paradiso

 

"Non  possiamo avere un figlio”  - racconta una donna -  “anzi” specifica - ” non posso avere un figlio. Sono io il problema”. Con gli occhi lucidi e la voce tremante, una donna inizia il  racconto della sua  sterilità.  Oggi tante donne e tanti uomini, attraversano questo momento. La sterilità è un evento  che nella società contemporanea sta diventando sempre più presente nella vita delle coppie italiane. Le statistiche  testimoniano che ogni anno circa 50.000 coppie  si trovano di fronte a questa esperienza. Il numero complessivo consente di intuire la portata  del problema che, oltre ad avere una  risonanza sociale, ha  un impatto  soggettivo  e relazionale importante. La sterilità si presenta come   un disturbo che ha implicazioni psicologiche, relazionali e naturalmente fisiologiche per la persona e per la coppia. Tra l'altro, nella maggior parte dei casi,      incombe nella vita della coppia  come una notizia  inaspettata, un evento che non era proprio stato calcolato.   “ Era proprio una cosa che non mi sarei mai aspettata! L''ho vissuta come una punizione!” Infatti quanto  più  la donna ha  pianificato il momento in cui  aprirsi al  progetto genitoriale e  immaginato,   sognato la  maternità, il bambino e la famiglia, quanto più è dirompente e dolorosa la “ sentenza” di sterilità. 
“Per me è stata  come una sentenza, a diagnorsi di sterilità,  qualcosa di definitivo a cui ero costretta, incatenata” e  aggiunge  “ oggi siamo abituati a cercare, trovare le soluzioni, insomma ad essere attivi verso qualsiasi cosa, come se fossimo onnipotenti su tutto. Noi abbiamo sperimentato il nostro limite.”
La constatazione che il proprio corpo non ha la possibilità di realizzare un percorso riconosciuto come naturale per l’uomo e per la donna apre una crisi che comprende livelli molto diversi tra loro. E' la supremazia dell'orologio biologico, contro la debolezza dell'umano che nonostante i tentativi di sentirsi immortale è chiamato a confrontarsi con l'orologio della vita. Le donne raccontano che la comunicazione della sterilità è uno shock che scatena sensazioni di dolore,  di rabbia, di impossibilità di reazione. E' proprio il carattere di “ sentenza” della  diagnosi che sconvolge la coppia e la donna in particolare e, contro questa sentenza la coppia si attiva  per cercare di superare questo limite che in modo inaspettato,  il ritmo della vita   impone. 
E' in questo momento che la sterilità si presenta come esperienza di limitazione del sè:   la donna capace di gestire la propria vita, la propria persona, tenace nella realizzazione dei propri  progetti,  viene limitata  nel   desiderio biologico primario della donna:  la maternità, la possibilità di essere madre e di costruire la propria famiglia. Per l'uomo,  il vissuto è diverso,  nonostante il desiderio di famiglia sia presente,  è in grado di reinvestire la propria vita di altri interessi, e di superare in modo più veloce e razionale il momento della costatazione della sterilità. 
Le immagini che avevano accompagnato il momento della ricerca del figlio svaniscono. In particolare il   benessere, la gioia, la completezza dell'attesa si indebolisce.  Oggi,  per la maggior parte delle coppie,   il periodo di ricerca del figlio è un momento atteso  e pianificato che segue dopo un percorso individuale di realizzazione dei propri obiettivi personali e professionali, insomma dei  propri sogni di realizzazione personale. Infatti, la coppia che si accorge di essere sterile, di frequente,  ha pianificato la propria vita nel minimo dettaglio,  ha raggiunto le tappe più importanti della suo progetto professionale,  ha  deciso  che il presente  era il momento appropriato per  formare una  famiglia. E' importante sottolineare che il peso della constatazione della sterilità è proporzionale al percorso di programmazione della maternità e di desiderio di formazione della famiglia. Le modalità con cui la coppia ed in particolare la donna,   si avvicinano alla scelta di maternità  rispecchia l'immagine del traguardo.  E' come se, la donna, valutasse che dopo un lungo percorso di lavoro, di attività finalizzato a raggiungere obiettivi sentisse di “ meritarsi” la gravidanza.  
“ Proprio perchè avevo pianificato tutto sono stata ancora più male. Ho avuto la sensazione che nulla valesse più la pena di essere vissuto. Non mi rimaneva più nulla, se non tantissimi giorni uguali”
Queste idee di fallimento accompagnate dall'immagine di un futuro descritto come “ vuoto”, senza senso, conduce la donna,  a volte anche l'uomo e  la  coppia,  in una situazione di profonda crisi. Il timore che qualcosa possa ostacolare il progetto generativo inizia a prendere parte dei pensieri di ogni membro e dei discorsi della coppia. Ed è in questo momento che il desiderio di un figlio diventa sempre più pressante. L'emozione prevalente, dopo una  prima fase di disorientamento, di stupore, è un senso di profondo dolore, di sofferenza generale.  La percezione del  fallimento  prende il posto del desiderio e della speranza nel progetto genitoriale e aumenta lo  smarrimento della coppia ed in particolare della  donna. Il dolore, la rabbia, il senso d’impotenza, d’incapacità personale e di coppia a fianco della sensazione di essere stati privati di qualcosa, di non essere riusciti a realizzare un progetto. 
“Non mi riconoscevo più allo specchio, non mi piacevo, era come se l'immagine che avevo di me fosse cambiata completamente” racconta una donna. 
La prima cosa che la donna percepisce come  elemento di problematicità è  l'immagine  di sè: questo evento può coinvolgere anche l'uomo. Entrambi, infatti, nel momento in cui vengono a conoscenza della propria sterilità, si trovano di fronte ad una immagine di sé diversa da quella che avevano sino a qualche giorno prima e con la quale erano soliti rapportarsi. Essere sterili, o essere fertili e vivere una situazione d’infecondità momentanea di coppia, è una condizione fisica che viene vissuta come un deficit organico, un handicap oppure come una colpa, come inadeguatezza. La consapevolezza di un limite fisico può essere percepita come un tradimento di una parte di sé: "noi credevamo nel nostro potere vitale, nella nostra fecondità, ora non è più così. Siamo stati traditi da una parte di noi stessi". Non sono rari sentimenti di conflitto verso gli organi deputati alla riproduzione o di malinconia o depressione: rabbia che può estendersi a tutto il mondo, depressione che può abbracciare tutti i campi d’interesse della persona.
In ogni caso, l'emozione più comune è la sofferenza, per non essere in grado di procreare quando lo si desidera intensamente, che nasce dalla negazione di uno dei desideri più profondi dell'uomo e della donna: generare un figlio. La coppia che subisce questa situazione è chiamata quindi a rivedere la propria immagine,  e solo se nel tempo riuscirà a riconciliarsi con quella parte di sé che ha impedito la realizzazione di un progetto tanto desiderato, i partner e la coppia sarà in grado di aprirsi in modo sereno al futuro. 
“ Quando ormai eravamo quasi sicuri che la sterilità era  una diagnosi definitiva, il silenzio è calato nella nostra coppia. Io piangevo in ogni occasione in cui vedevo pance e bambini e il mio compagno rimaneva in silenzio per giorni, senza sapere cosa dirmi. Tutti e due sentivamo che stava cambiando qualcosa tra di noi!” 
Queste parole   presentano un  altro elemento di forte problematicità che attiva la constatazione di sterilità:   l'incertezza del  rapporto di coppia.  La diagnosi  è un evento che non cambia solo l'immagine di sé e delle proprie potenzialità, ma limita e ridefinisce i progetti comuni ed in particolare quello generativo. Il desiderio di maternità e paternità aveva indirizzato i partner verso un progetto di famiglia con  cui ora  i partners dovranno confrontarsi, per lo meno nei termini in cui l'avevano immaginato. 
Di fronte al fallimento di una prospettiva che aveva canalizzato e assorbito le energie della coppia, le persone vivono una sensazione molto simile al lutto, ossia al dolore, alla rabbia o all'insensibilità che si prova per la perdita di una persona cara. Si scopre di dover abbandonare un progetto personale e di coppia a cui erano state dedicate molte energie, come nel caso del progetto genitoriale biologico. 
A livello di coppia, questa situazione può venire vissuta in modo diverso dall'uomo e dalla donna, a seconda dell'investimento che ciascuno aveva fatto sul progetto genitoriale e delle emozioni che ogni partner aveva vissuto nel periodo della ricerca di un proprio figlio, nella fase degli accertamenti per capire le cause dell’infecondità e nel momento dell'esito diagnostico.
La situazione potrebbe essere quindi più dolorosa, più contraddittoria, più incerta per un partner piuttosto che per l'altro oppure potrebbe dare origine a ipotesi e progetti diversi. 
La sterilità quindi impone alla coppia di confrontarsi su un futuro che non aveva scelto: i  diversi percorsi di sostegno alla   fecondazione  chiamano la coppia a un cammino travagliato dove il desiderio del figlio, la speranza del successo si alternano a momenti di disorientamento, di fallimento e a volte di rinuncia  del progetto genitoriale biologico.  
“ Sentivo delle emozioni fortissime, per me sconosciute. Provavo invidia verso le pance, gelosia verso le  amiche che rimanevano  incinta. Non mi riconoscevo: io che provo invidia? Io che sento di essere gelosa della mamma che accompagna al nido il suo bambino? Ed ecco che mi sentivo cattiva e vivevo il senso di colpa di aver pensato a quelle cose che entravano nella mia mente a mia insaputa.”
Le emozioni legate alla sterilità sono forti, dolorose. La donna   non riesce a spiegarsi come può provare tutto ciò, non vuole provare eppure queste idee sono come  un'incursione nella sua mente. A questo sia aggiunge la tensione sociale legata alla domanda “ ancora niente?” di parenti, amici o vicini di casa. 
“ Quando mi si avvicinavano e capivo che la domanda sarebbe stata quella, cambiavo strada o iniziavo a parlare del tempo. E' come se  dai 35 anni in su la donna avesse i riflettore puntanti per capire se effettivamente riuscirà in questo progetto, antico come il mondo. Sentivo che non bastava essere direttore,  lavorare giorno e notte, essere semplicemente quello che ero. Valevo solo se procreavo. So che esageravo, ma era questo quello che sentivo.” 
La donna si sente incompleta, imperfetta ed estranea al resto del mondo, ma anche  la coppia, è come se si sentisse emarginata dalla società: gli amici vivono una situazione che loro non riescono a realizzare, hanno impegni diversi legati alla vita dei figli. Ogni ciclo biologico crea dei gruppi  in cui condividere la stessa esperienza e chi vive la sterilità è come se venisse espulso dal proprio gruppo di amici che vive l'esperienza della famiglia. 
“ Mi sentivo un pesce fuor d'acqua mentre le mie amiche mi parlavano del parto, del cordone ombelicale e poi di tutti i problemi o le gioie dei primi momenti. Io le guardavo e pensavo che quella gioia non l'avrei mai provata. In quel momento ho capito che era meglio evitare di frequentarli: tra noi c'era il vuoto di un'esperienza diversa vissuta”
I vissuti negativi di esclusione, di vuoto, di fallimento si appesantiscono anche in funzione della  percezione di non essere più parte dei gruppi  di amici che fino a ieri erano un 'occasione di confronto e svago. Anche sul piano dei rapporti sociali infatti la vita della coppia cambia molto, perchè  gli interessi, i momenti di svago e di divertimento, ma anche di disussione e confronto hanno come unico tema il mondo dei bambini. La sensazione di essere fuori luogo emerge in modo dirompente e porta la donna e la coppia a ritirarsi, a non sentirsi compresa. 
A un certo momento emerge la domanda: “Cosa posso fare, come posso uscire da questo momento, quando smetterò di sentirmi così male ”  .
Quando  la sofferenza è profonda,  quando si accompagna ad una   sensazione di fallimento del proprio progetto di vita è notevole, dove  la tensione per il desiderio di un progetto si è trasformato in una situazione di ansia o di disagio  psicologico costante è opportuno  affrontarla e  renderla oggetto di un confronto continuo  con il partner o con le persone più care vicine, o nel caso di situazioni più complesse, anche  con persone che possono  sostenere la donna o la coppia sul  piano psicologico. Parlare, confrontarsi, esternare il proprio pensiero è il primo passo per     superare  un momento che rappresenta una forte criticità nel proprio  ciclo di vita e  che può trasformarsi in un evento che compromette il benessere psicologico  soggettivo e di coppia.   A volte le persone scelgono la via del silenzio: fanno finta che non è successo niente, che tutto sommato si possono   gestire queste emozioni, che sarà solo un momento di sofferenza. La sterilità, nella maggior parte dei casi,  mette in crisi il senso del futuro, a volte anche quello  della vita stessa.   
In realtà, sarà  un evento transitorio capace di  introdurre nuovi orizzonti e nuove energie,  soltanto se la persona e la coppia saranno in grado di attraversarlo e di individuare nuovi  obiettivi, nuovi progetti  per andare avanti, per trovare un senso al proprio progetto personale e  di coppia. 

 

ottobre 2007

 

 

 

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