Cinquanta anni dalla parte dei bambini 1962/2012

Comunicato stampa
Una buona e capillare informazione sul diritto alla segretezza

del parto può prevenire l’abbandono dei neonati nei cassonetti

A margine del drammatico ritrovamento di un neonato in un cassonetto dell’immondizia a Palermo riteniamo necessario richiamare le attuali norme che garantiscono il diritto alla segretezza del parto.

Quando avvengono drammatici ritrovamenti di neonati fortunatamente vivi, oppure drammaticamente ormai senza vita, gettati nei cassonetti o nei bagni pubblici, i mezzi di informazione oltre a stigmatizzare severamente e giustamente l’accaduto, dovrebbero secondo noi ricordare che le donne, comprese le extracomunitarie senza permesso di soggiorno, che non intendono riconoscere il proprio nato hanno diritto di partorire in assoluta segretezza negli Ospedali e nelle strutture sanitarie garantendo, in tal modo, a se stessa e al neonato, la necessaria assistenza e le opportune cure.

Nel caso in cui non sia stato effettuato il riconoscimento, l’atto di nascita del bambino è redatto con la dizione “nato da donna che non consente di essere nominata” e l’ufficiale di stato civile, dopo aver attribuito un nome e un cognome, procede entro dieci giorni alla segnalazione al Tribunale per i Minorenni ai fini della dichiarazione di adottabilità ai sensi della legge 184/1983.

In tal modo a pochi giorni dalla nascita, il piccolo viene inserito in una famiglia adottiva, scelta dal Tribunale fra quelle che hanno presentato domanda di adozione al Tribunale stesso: sono circa 500 all’anno i neonati non riconosciuti che, grazie a queste disposizioni, vengono adottati.

Purtroppo, di fronte a questi drammatici ritrovamenti spesso vengono proposte iniziative quali quelle delle culle/ruote termiche: iniziative come queste non solo sono totalmente inefficaci a realizzare l’obiettivo che i suoi promotori si prefiggono (non si ha notizia di alcun nessun neonato che sia stato fino ad ora deposto, subito dopo il parto in quelle già attive), ma rischiano di incentivare i parti “fai da te” in ambienti inidonei, privi della più elementare assistenza sanitaria, con gravi pericoli per la salute e la sopravvivenza della donna e del neonato, oltre a deresponsabilizzare le Istituzioni nei confronti dei loro obblighi.

In Piemonte, la Regione, con la legge n. 16/2006, ha trasferito a quattro istituzioni (Comuni di Torino e di Novara, Consorzi dei servizi socio-assistenziali dell’alessandrino e del cuneese) gli interventi socio-assistenziali riguardanti “le gestanti che necessitano di specifici sostegni in ordine

Sede Nazionale – via Artisti, 36 – 10124 Torino – tel. 011/8122327, fax 011/8122595 – e-mail segreteria@anfaa.it Ente Morale D.P.R. 19-3-1973 n:462
ONLUS - Iscritta nel registro del volontariato della Regione Piemonte con D.P.G.R. 16 settembre 1996 n.3608/96

al riconoscimento o non riconoscimento dei loro nati e al segreto del parto” , interventi che “sono erogati su richiesta delle donne interessate e senza ulteriore formalità, indipendentemente dalla loro residenza anagrafica”.

Il Servizio attivato dal Comune di Torino risponde al n. 011/4425489 (operativo dal lunedì al venerdì, dalle 9 alle 17) .

In questa legislatura è stata presentata dall’On. Rossomando ed altri la proposta di legge n. 1010 “Norme riguardanti interventi in favore delle gestanti e delle madri volti a garantire il segreto del parto alle donne che non intendono riconoscere i loro nati” che riprende quanto proposto nel 7° Rapporto di aggiornamento sul monitoraggio della Convenzione sui diritti dell’infanzia e dell’adolescenza in Italia, pubblicato nel giugno 2014, a cura del gruppo di lavoro costituito da 87 organizzazioni e coordinato da Save the Children Italia, in cui si raccomanda al Parlamento “l’approvazione di una legge che preveda la realizzazione, da parte delle Regioni, di almeno uno o più servizi specializzati, realizzati dagli enti gestori delle prestazioni socio- assistenziali, in grado di fornire alle gestanti, indipendentemente dalla loro residenza anagrafica e cittadinanza, le prestazioni e i supporti necessari, affinché possano assumere consapevolmente e libere da condizionamenti sociali e/o familiari le decisioni circa il riconoscimento o il non riconoscimento dei loro nati”.

In base alle positive esperienze finora realizzate, ribadiamo l’importanza che le Istituzioni preposte sappiano garantire alle gestanti in difficoltà il sostegno di personale preparato (psicologo, assistenti sociali, educatori, ecc,) che le aiuti prima, durante e dopo il parto, le accompagni a decidere responsabilmente se riconoscere o meno il bambino e le sostengano fino a quando sono in grado di provvedere autonomamente a se stesse e, se hanno riconosciuto il bambino, ai propri figli.

Grati per la pubblicazione,
restiamo a disposizione per ogni ulteriore approfondimento.

La Presidente Anfaa

Donata Micucci

Recapiti telefonici 335 475752
333 4999120

Torino, 26 Novembre 2014

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